I dati dell’Eurobarometro fotografano un’adolescenza sempre più connessa e sempre più fragile. La Commissione europea accelera sulla protezione dei minori online.
Gli adolescenti europei tra i 13 e i 18 anni trascorrono in media 4,5 ore al giorno davanti agli schermi nei giorni di scuola, cifra che sale a 6,1 ore nel fine settimana. E il 14% di loro supera addirittura le dieci ore giornaliere il sabato e la domenica. Sono i numeri del sondaggio condotto dall’Eurobarometro su quasi 40.000 intervistati in tutti i 27 Stati membri, tra ragazzi e genitori e pubblicato dalla Commissione europea in occasione della terza e ultima riunione dello Speciale Panel sulla sicurezza dei minori online.
I dati dipingono un quadro che non lascia spazio all’ottimismo: quasi un adolescente su tre nell’Unione europea dichiara di sentirsi stressato, triste o socialmente escluso a causa dei social media, e il 45% ammette di confrontarsi abitualmente con gli altri quando li usa.
I sintomi fisici e cognitivi
Un terzo degli adolescenti europei riferisce di aver sofferto nell’ultimo mese di occhi stanchi (34%), stanchezza o senso di sopraffazione (33%), mal di testa (33%) e difficoltà di concentrazione (32%). Solo l’11% dichiara di non aver sperimentato nessuno dei dodici sintomi misurati dal sondaggio.
Il rapporto dell’istituto statistico europeo evidenzia una relazione chiara e progressiva tra il tempo trascorso sugli schermi e la comparsa di questi sintomi come stanchezza agli occhi, affaticamento, difficoltà di concentrazione e problemi del sonno più che raddoppiano tra gli utenti leggeri e quelli pesanti.
Tra le attività digitali, i social media mostrano il gradiente più ripido in assoluto sui sintomi legati al sonno e alle emozioni. La difficoltà ad addormentarsi sale, infatti, dal 28% tra chi li usa meno di un’ora al giorno al 48% tra chi li usa più di cinque ore, mentre i contenuti scolastici, per contro, non mostrano alcuna correlazione con i disturbi del sonno.
Il rischio dei contenuti dannosi
Nove adolescenti su dieci hanno incontrato almeno un contenuto potenzialmente dannoso nell’arco dei tre mesi precedenti al sondaggio.
In cima alla classifica si trovano i contenuti generati dall’intelligenza artificiale difficili da riconoscere come tali (39%) e le informazioni false o fuorvianti (35%). Seguono la promozione del gioco d’azzardo (28%), i discorsi d’odio (25%) e la promozione di prodotti nocivi come alcol e cibo spazzatura (25%).
In genitori italiani si dicono molto preoccupati
I dati italiani, raccolti su un campione di 500 genitori di ragazzi tra i 13 e i 18 anni, rivelano una situazione in linea con la media europea ma con alcune specificità. Il 41% dei genitori italiani ritiene che il proprio figlio passi troppo tempo davanti agli schermi in generale, e il 43% giudica eccessivo il tempo dedicato ai social media, una percentuale leggermente superiore alla media UE, che si ferma al 39%.
Sul fronte delle preoccupazioni, i genitori italiani si mostrano particolarmente sensibili al rischio di esposizione a contenuti inappropriati: il 72% si dichiara preoccupato (26% molto preoccupato, 46% abbastanza preoccupato), e il 63% teme il contatto con sconosciuti online. Più contenuta, pur rimanendo elevata, la preoccupazione per gli effetti fisici: il 54% è preoccupato per l’impatto sulle ore di sonno del figlio, e il 48% per quello sul rendimento scolastico.
Quanto all’impatto complessivo degli schermi sulla vita dei giovani, il 54% dei genitori italiani esprime una valutazione negativa, contro il 12% che la ritiene positiva, dati che collocano l’Italia nella parte critica della classifica europea, anche se lontana dai valori estremi di Grecia (66% negativo) e Portogallo (62%). Sul fronte dei social media e del benessere mentale, il 45% dei genitori italiani vede un impatto negativo sul proprio figlio, contro solo il 15% che lo giudica positivo.
La ricerca rivela anche che l’Italia è tra i Paesi in coda alla classifica per la consapevolezza genitoriale degli episodi negativi online: solo il 41% dei genitori italiani dichiara di essere venuto a conoscenza di un’esperienza negativa del proprio figlio sui social, contro il 54% della media UE e il 54% di Malta, che guida la classifica.
L’abisso generazionale
Il sondaggio evidenzia un divario generazionale strutturale e uniforme in tutti e 27 gli Stati membri: gli adolescenti sono più del doppio dei genitori nel valutare positivamente gli schermi (40% contro 17%) e i social media (48% contro 21%). I genitori, dal canto loro, sono tre volte più critici che positivi riguardo agli schermi.
Un dato sorprendente riguarda la consapevolezza dei genitori sul tempo-schermo del proprio figlio, rispetto al quale i genitori sottostimano sistematicamente la realtà. Nei giorni di scuola, stimano in media 3,4 ore, contro le 4,5 dichiarate dagli adolescenti stessi. Il divario si accentua tra gli utenti più pesanti: solo il 10% dei genitori identifica il proprio figlio come un grande utilizzatore (più di sei ore), mentre il 25% dei ragazzi si autodefinisce tale.
Chi ha iniziato a usare i social media prima dei 10 anni dichiara 7,5 ore di schermo nei fine settimana, contro le 5,7 ore di chi ha iniziato dopo i 14 anni. L’ingresso precoce nella rete sociale digitale funziona da amplificatore strutturale dell’esposizione, con effetti che si protraggono per anni.
Cosa chiedono ragazzi e genitori
Su un punto, adolescenti e genitori convergono: il 47% dei genitori e il 48% dei ragazzi indicano come priorità la migliore applicazione delle regole già esistenti da parte delle piattaforme. Le divergenze emergono soprattutto per limiti di età più severi, con oltre la metà dei genitori intervistati a favore, mentre i ragazzi chiedono con forza un migliore accesso al supporto per la salute mentale (42% contro il 26% dei genitori).
È in questo contesto che la Commissione europea ha convocato la sessione finale dello Speciale Panel sulla sicurezza dei minori online, con la partecipazione di giovani rappresentanti, educatori, specialisti legali, informatici, professionisti della salute e difensori dei diritti dell’infanzia. Il 13 luglio i co-presidenti del Panel presenteranno le proprie raccomandazioni alla presidente von der Leyen.
“I social media possono connettere e ispirare. Ma quando un giovane su tre dice di sentirsi stressato, triste o escluso a causa di essi, non possiamo ignorare l’impatto sulla loro salute mentale e sul loro benessere” ha detto la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen. “E quando un quarto dei nostri giovani si trova di fronte a contenuti problematici online – dall’incitamento all’odio, alle pressioni sull’aspetto fisico, fino alla violenza inattesa – è un segnale chiaro che è tempo di cambiare”.
Sulla stessa lunghezza d’onda la vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, Sicurezza e Democrazia, Henna Virkkunen: “Gli anni dell’adolescenza non dovrebbero essere definiti da social media che creano dipendenza, dall’uso eccessivo degli schermi e da problemi di salute mentale. Nell’UE stiamo affrontando la progettazione non sicura delle piattaforme con il Digital Services Act. Dobbiamo e faremo di più. Nell’UE, gli anni dell’adolescenza saranno un tempo per imparare e crescere, in sicurezza, sia offline che online”.
Oltre al DSA e alle sue linee guida sulla protezione dei minori, il quadro normativo europeo comprende la Direttiva sui servizi di media audiovisivi, la Strategia per un Internet migliore per i ragazzi e la rete dei Centri per un Internet più sicuro cofinanziati dall’UE. Si aggiunge l’App UE per la verifica dell’età – uno strumento che preserva la privacy e consente agli utenti di dimostrare la propria età online – già pronta per essere personalizzata e distribuita dagli Stati membri.

